Si me re-conozco, todo cambia….

Se mi ri-conosco, tutto cambia

Sin dudas, somos seres sociales y nos constituimos a partir de la mirada de los otros. Los seres humanos necesitamos para sobrevivir el cuidado  y la mirada de un otro, siempre. 

No obstante, no deja de impactarme como es que esta mirada se torna en muchos casos tan determinante, de modo tal que no podemos registrarnos, no reconocemos lo que sentimos, lo que queremos, lo que nos hace falta. Es como si la mirada externa fuera el filtro permanente de nuestro ser. 

En todos los ámbitos, es muy frecuente escuchar a las personas sufrir ante la falta de reconocimiento de sus hijos, de su pareja, de su jefe, de su vecino. Y así, lista larga de cómo esperamos que otros nos re-conozcan, nos confirmen quienes somos, lo bien que hacemos, como nos vemos, incluso lo que nos pasa. 

Entiendo que este quedarnos en mirada y boca de otros, nos deja en un lugar de extrema pequeñez. Si. la pequeñez de los niños cuando están pendientes de la mirada, aprobación y amor de sus adultos significativos.

Así que nos quedamos. Chiquitos, casi indefensos. Sólo (sólo?) por contar con la validación, y de a poco alejándonos de la posibilidad de encontrarnos con quienes somos en profundidad.

Pienso que es una de la necesidades que compartimos los humanos: ser validados. (Validar: dar fuerza o firmeza a una cosa.) El reconocimiento, confianza, respaldo de quienes somos. Y creemos que es de afuera. (y en estos tiempos mediáticos, en donde nos validan clickeando un “me gusta”, esta necesidad de reconocimiento se ha tornado mayor aún. 

Es una validación con juicio de valor incluida. Cuando en realidad, somos válidos por naturaleza, por el sólo hecho de ser. Tal vez, alcanzaría la validación con que el otro nos mire respetándonos tal cual somos, sin querer cambiar nada, ni cuestionar, ni opinar, ni juzgar. En todo caso, eso es el respeto. “ te tomo tal cual sos”.

Nada nuevo estoy diciendo. Será siempre nuestro trabajo pararnos en nuestros pies de adultos para poder discernir lo que deseamos de lo que esperan los otros. Lo que estamos siendo, de lo que los otros ven de nosotros. Lo que nos viene mejor para cada momento, de lo que los otros piensen. ( es más fácil decirlo que hacerlo. Lo sé. Implica silencio, estar incómodos, aburrirnos hasta encontrarnos, sincerarnos con nosotros mismos hasta encontrar nuestro espacio más genuino y profundo.)

Entonces, de dónde viene la necesidad de reconocimiento? 

viene de la baja estima. Estima es la manera de valorarse a uno mismo y de valorar a otro. La baja autoestima es la imposibilidad de mirar nuestros propios recursos, vernos pobres en nuestras capacidades. Y desde ese lugar, mendigamos validación afuera. Que otro me re-conozca lo que yo no puedo reconocer en mi!!!

Qué podemos hacer para recuperar nuestra estima? Uno de los ejercicios simples y potentes, es reconocer nuestras fortalezas. Poner en claro cuáles son las cosas que hacemos bien. Sólo lo que sí hacemos bien. Sin “peros”. Todos hacemos algo bien, todos!!! Todos somos buenos en algo, sin excepción.

Recordarnos que no hay que de-mostrarle nada a nadie, es un recurso valioso para este trabajo de recuperar nuestra autoestima.  Sólo demostrarnos a nosotros nuestras fortalezas,y desde esa certeza, dar lo mejor que tenemos, sin compararnos ni castigarnos.

Y por último, y no menos importante a mi criterio, es recordar que somos vulnerables. Nunca dejamos de serlo, aún con los recursos que tenemos y vamos adquiriendo en el transcurso de nuestra vida.  

Re-conocernos vulnerables, nos hace fuertes. Nos permite tener la humildad ante lo que es más grande que nosotros, pedir ayuda si la necesitamos, aunque no desde la pequeñez sino desde la conciencia de ser humanos, vulnerables y perfectamente imperfectos, llenos de recursos y posibilidades, y cada uno válido tal cual es. 

Y tal vez, si pudiéramos hacer el trabajo personal de validarnos, de amarnos y aceptarnos tal cual somos, sería más fácil validar a los demás. Honrarnos y honrarlos. Honrarlos aún cuando no nos honren ,ya que cada uno sólo puede hacer su trabajo de volver al amor a sí mismo.

No estamos en este mundo para cumplir las expectativas de nadie y nadie, las nuestras. (Lo tengo que recordar cada día.)

Somos seres espirituales viviendo una experiencia humana, y el camino, es propio.

Te abrazo y me abrazo. 

Moni 

Indubbiamente siamo esseri sociali e ci costituiamo dallo sguardo degli altri. Gli esseri umani hanno bisogno di sopravvivere alle cure e agli sguardi reciproci, sempre.

Tuttavia, non smette mai di impressionarmi come questo sguardo in molti casi diventi così decisivo, in modo tale che non possiamo registrarci, non riconosciamo ciò che sentiamo, ciò che vogliamo, ciò di cui abbiamo bisogno. È come se lo sguardo esterno fosse il filtro permanente del nostro essere.

In tutte le aree è molto comune sentire persone che soffrono per la mancanza di riconoscimento da parte dei figli, del partner, del capo, del vicino. E così, una lunga lista di come ci aspettiamo che gli altri ci riconoscano, confermino chi siamo, quanto bene facciamo, come ci vediamo, anche cosa ci accade.

Capisco che questo stare negli occhi e nella bocca degli altri, ci lascia in un luogo di estrema piccolezza. Sì. la piccolezza dei bambini quando aspettano lo sguardo, l’approvazione e l’amore dei loro adulti significativi.

Quindi rimaniamo. Piccolo, quasi indifeso. Solo (solo?) per avere la convalida, e poco a poco allontanandoci dalla possibilità di incontrare chi siamo in profondità.

Penso che sia uno dei bisogni che condividiamo noi umani: essere convalidati. (Convalida: dare forza o fermezza a qualcosa.) Il riconoscimento, la fiducia, il sostegno di chi siamo. E pensiamo che provenga da fuori. (e in questi tempi mediatici, in cui veniamo convalidati cliccando un “mi piace”, questo bisogno di riconoscimento è diventato ancora più grande.

È una validazione con giudizio di valore incluso. Quando in realtà siamo validi per natura, per il semplice fatto di essere. Forse, raggiungerebbe la convalida con cui l’altro ci guarda rispettandoci così come siamo, senza voler cambiare nulla, né interrogare, né dare un’opinione, né giudicare. In ogni caso, questo è rispetto. «Ti prendo come sei.»

Non dico niente di nuovo. Sarà sempre nostro compito alzarci in piedi da adulti per discernere ciò che vogliamo da ciò che gli altri si aspettano. Ciò che siamo, ciò che gli altri vedono di noi. Ciò che ci si addice meglio per ogni momento, rispetto a ciò che pensano gli altri. (È più facile a dirsi che a farsi. Lo so. Implica silenzio, essere a disagio, annoiati finché non troviamo noi stessi, essere onesti con noi stessi finché non troviamo il nostro spazio più genuino e più profondo.)

Allora da dove viene il bisogno di riconoscimento?

Viene da una scarsa stima. La stima è il modo di valutare se stessi e valorizzare un altro. La bassa autostima è l’impossibilità di guardare alle nostre stesse risorse, vedendoci poveri nelle nostre capacità. E da quel luogo, chiediamo la convalida all’esterno. Lascia che qualcun altro mi riconosca ciò che non riesco a riconoscere in me stesso!!!

Cosa possiamo fare per riconquistare la nostra stima? Uno degli esercizi semplici e potenti è riconoscere i nostri punti di forza. Chiarire quali sono le cose che facciamo bene. Solo ciò che sappiamo fare bene. Senza lamentarsi». Tutti facciamo qualcosa di giusto, tutti!!! Siamo tutti bravi in ​​qualcosa, senza eccezioni.

Ricordare a noi stessi che non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno è una risorsa preziosa per questo lavoro di recupero della nostra autostima. Mostraci solo i nostri punti di forza e, da quella certezza, dai il meglio che abbiamo, senza confrontarci o punirci.

E ultimo, e non meno importante, secondo me, è ricordare che siamo vulnerabili. Non smettiamo mai di esserlo, anche con le risorse che abbiamo e stiamo acquisendo nel corso della nostra vita.

Riconoscere noi stessi vulnerabili, ci rende forti. Ci permette di avere umiltà davanti a ciò che è più grande di noi, di chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno, anche se non per piccolezza ma per la consapevolezza di essere umani, vulnerabili e perfettamente imperfetti, pieni di risorse e di possibilità, e ciascuno valido come è. è.

E forse, se potessimo fare il lavoro personale di convalidare noi stessi, di amarci e accettarci come siamo, sarebbe più facile convalidare gli altri. Onoraci e onorali. Onorateli anche quando non onorano noi, poiché ognuno può fare solo il suo lavoro di tornare ad amarsi.

Non siamo in questo mondo per soddisfare le aspettative di nessuno e di nessuno, le nostre. (Devo ricordarlo ogni giorno.)

Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana e il percorso è il nostro.

Ti abbraccio e ti abbraccio.

Moni

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