Amor a mí

amore per me stesso

Qué es el amor propio? de qué hablamos cuando hablamos de autoestima? cómo se logra? adónde se aprende? cómo se cultiva?

Venimos de una cultura,  o por lo menos así lo pienso, que ha celebrado el amar al prójimo más que así mismo. Trasciende lo religioso. Es valorado enormemente a las personas que “viven para los demás”, con costos más o menos altos para quienes han tenido el valor de reconocer lo que quieren, lo que necesitan, lo que sienten.

Años de estar más para otros que para nosotros. Es que el sentido de pertenecer, es una necesidad profunda. Cuando sentimos que hay riesgos de quedar fuera del clan (por hacer algo que el clan no aprueba), aparece un profundo miedo y culpa, y tal vez por eso, tantas veces y tantos años, preferimos desconectarnos de lo que queremos y somos, por seguir sintiendo que pertenecemos.

Las creencias, los mandatos, la culpa, lo esperable por cada clan, y nuestra ancestral necesidad de sentir que pertenecemos, han hecho que el amor propio sea sobre todo, un anhelo incluso difícil de lograr.

(La buena noticia es que el derecho a la pertenencia, nunca se pierde. Siempre tendremos derecho a ser parte del clan que elegimos para nacer. Podemos distanciarnos, enojarnos, pelearnos, hasta morirnos, y a pertenencia, no se pierde.)

Tenermos amor implica amar, tomar , aceptar lo que somos a cada momento, las emociones que nos vienen, los pensamientos que nos fabricamos, nuestros modos de vincularnos, de funcionar, eso que aprendimos,  nuestros deseos, y claro, amar  nuestra historia, tal como fue. Amarnos dándole espacio a todo lo que fuimos transitando, a cada pedacito de nuestra historia, sin caer en el modo dual de “lo bueno o lo malo”, que tantas exclusiones sigue aún generando.

Todo es parte, y todo es digno de ser tomado, a lo sumo fue más o menos placentero, más o menos doloroso, pero parte de quienes somos hoy, al fin. 

Amor propio  es respetar profundamente a todo lo que somos, y todo lo que fuimos, aceptando que lo que hicimos en cada momento, fue lo mejor que pudimos hacer. Siempre. Porque como sea que lo hayamos juzgado, en cada momento, fue lo mejor posible.

El amor propio nada tiene que ver con la vanidad, incluso incluye la grandeza para  amar esos  aspectos  nuestros que menos nos gustan, que también son parte.

Es amarnos toditos, con todo lo que fuimos y estamos siendo, sintiendo, haciendo de nosotros. 

Si no lo hacemos con nosotros, cómo pretender que lo hagan otros?

Para poder amarnos, es necesario entrar en contacto con lo que verdaderamente necesitamos para estar bien. Con lo que sentimos. Sin juzgarnos ni exigirnos que eso sea de otra manera. Sin compararnos. Sin castigarnos. Es lo que es. Sentimos lo que sentimos y necesitamos lo que necesitamos. Y a lo sumo, desde nuestro “yo adulto” podremos buscar las maneras de satisfacernos, de resolvernos, de gestionarnos. 

Amor propio es poder reconocer nuestra capacidad para autosostenernos.  Nuestros recursos internos como la respiración, nuestras experiencias, nuestros saberes, la gratitud como la gran puerta, las habilidades que traemos y que hemos cultivado mas las que hemos desarrollado, como así también los recursos externos: desde el suelo que pisamos, la red de amigos, familia, conocidos, el aire que respiramos, los alimentos que ingerimos, el lugar adonde habitamos. 

Conectar con los recursos que todos tenemos, sobre todo en momentos críticos, nos ayuda a volver a nosotros, a nuestro eje, a nuestra leal y eterna compañía.

Nada de lo que nos ocurre es ajeno a la vida, es por eso que abrazarlo y buscar el mejor modo de convivir con lo que sea que esté pasando, nos acerca un poco más cada vez al bien-estar, no por pretender que nada suceda, sino por aprender a estar bien con lo que está pasando. 

Con amor propio, es más fácil.

Te abrazo.

Moni

Cos'è l'amore per se stessi? Di cosa parliamo quando parliamo di autostima? come si ottiene? dove impari? come si coltiva?
Veniamo da una cultura, o almeno così credo, che ha celebrato amare il prossimo più di te stesso. Trascende il religioso. Le persone che “vivono per gli altri” sono molto apprezzate, con costi più o meno alti per chi ha avuto il coraggio di riconoscere ciò che vuole, ciò di cui ha bisogno, ciò che sente.
Anni di essere più per gli altri che per noi. È che il senso di appartenenza è un bisogno profondo.
Le convinzioni, i mandati, i sensi di colpa, ciò che ci si aspetta da ogni clan e il nostro bisogno ancestrale di sentire che apparteniamo, hanno reso l'amore di sé al di sopra di ogni altra cosa, un desiderio che è persino difficile da realizzare.</p>


(La buona notizia è che il diritto di appartenenza non si perde mai. Avremo sempre il diritto di far parte del clan che abbiamo scelto di nascere. Possiamo prendere le distanze, arrabbiarci, combattere, persino morire e appartenere non è perso.)

Avere amore implica amare, prendere, accettare ciò che siamo in ogni momento, le emozioni che ci arrivano, i pensieri che facciamo, i nostri modi di legare, di funzionare, ciò che abbiamo imparato,&nbsp; i nostri desideri e, naturalmente, amare&nbsp; la nostra storia, così com'era. Amarsi dando spazio a tutto quello che abbiamo passato, a ogni pezzetto della nostra storia, senza cadere nella doppia modalità del “buono o cattivo”, che continua a generare tante esclusioni.
Tutto fa parte, e tutto vale la pena prenderlo, al massimo è stato più o meno piacevole, più o meno doloroso, ma finalmente parte di quello che siamo oggi.
Amore per se stessi; è rispettare profondamente tutto ciò che siamo e tutto ciò che eravamo, accettando che ciò che abbiamo fatto in ogni momento era il meglio che potevamo fare. Per sempre. Perché comunque lo abbiamo giudicato, ad ogni passo, era il meglio che poteva essere.
L'amor proprio non ha nulla a che fare con la vanità, include persino la grandezza di&nbsp; adoro quelli&nbsp; aspetti&nbsp; le nostre che meno ci piacciono, che ne fanno anche parte.
È amarsi l'un l'altro, con tutto ciò che eravamo e siamo, sentendo, facendo di noi.
Se non lo facciamo con noi stessi, come possiamo aspettarci che lo facciano gli altri?Per amare noi stessi è necessario entrare in contatto con ciò di cui abbiamo veramente bisogno per stare bene. Con quello che sentiamo. Senza giudicare o pretendere che sia diversamente. Senza confrontarci. Senza punirci. È quello che è. Sentiamo ciò che sentiamo e abbiamo bisogno di ciò di cui abbiamo bisogno. E al massimo, dal nostro "io adulto" possiamo trovare il modo di soddisfarci, di risolverci, di gestirci.

L'amor proprio è essere in grado di riconoscere la nostra capacità di sostenerci; Le nostre risorse interne come la respirazione, le nostre esperienze, le nostre conoscenze, la gratitudine come la grande porta, le competenze che portiamo e che abbiamo coltivato più quelle che abbiamo sviluppato, così come le risorse esterne: dal terreno su cui camminiamo, il rete di amici, familiari, conoscenti, l'aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, il luogo in cui viviamo.

Il collegamento con le risorse che tutti abbiamo, soprattutto nei momenti critici, ci aiuta a tornare a noi stessi, al nostro asse, alla nostra compagnia leale ed eterna.
Niente di ciò che ci accade è estraneo alla vita, ecco perché abbracciarla e cercare il modo migliore per convivere con quello che sta accadendo, ci avvicina ogni volta un po' di più al benessere, non facendo finta che non succeda nulla, ma imparando essere d'accordo con quello che sta succedendo.
Con l'amor proprio, è più facile.
Io ti abbraccio.
Moni

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